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Chanousia un eden fiorito a 2200 metri
(13 maggio 2005)
Rinata nel 1975, questa oasi è oggi un eccezzionale tesoro botanico sul Colle del Piccolo San Bernardo. Nel 1971, di fronte alle continue aggressioni subite dall''ambiente naturale, un gruppo di volenterosi valdostani decideva di far rinascere la Société de la Flore Valdòtaine, che era stata fondata nel 1858 con scopi scientifici, ma che si era poi dissolta a causa della seconda guerra mondiale.
Fra i programmi della rinata Société de la Flore c''era anche la ricostruzione del giardino alpino al Colle del Piccolo San Bernardo, a quota 2188, che, fino all''inizio della seconda guerra mondiale, era stato il più rinomato giardino alpino d''Europa e forse il primo del mondo, quando si pensa che la sua collezione era di 4.000 specie provenienti da tutte le parti del mondo ed in modo particolare dalle Montagne Rocciose, dall''Himalaya, dalla Nuova Zelanda e dalla Russia.
Il giardino alpino del Piccolo San Bernardo si chiamava Chanousia, dal nome del suo fondatore, l''abate Pietro Chanoux, venerando apostolo di carità e di scienza.
Rettore dell''Ordine Mauriziano, egli fu per circa mezzo secolo (dal 1860 al 1909) responsabile dell''ospizio posto su questo passo di confine franco- italiano.
A differenza della vita di comunità che i monaci di San Bernardo abitualmente conducevano negli ospizi, qui l''abate era praticamente solo, coadiuvato soltanto da alcuni laici, e durante la lunga stagione invernale aveva modo di pregare, meditare, leggere e studiare, arricchendo così la cultura che già possedeva.
Chanoux era montanaro ed ebbe occasione un giorno di sclivere di se stesso: «Figlio della montagna, sono stato lieto di essere nominato Rettore di questo Ospizio, mi sono alpinizzato come un camoscio diventando, per così dire, alpinista a tempo pieno».
L''esplosione della primavera, dopo ì lunghi periodi invernali, con le splendide fioriture che creano quel clima festoso che permea la vegetazione alpina all''inizio della breve ma intensa stagione estiva, gli fece pensare alla utilità che poteva venire alla sua gente dal tentativo di introdurre nuove specie e di sperimentarne la coltivazione a quella quota.
Già nel 1880 tentò l''impianto di un piccolo orto in un terreno intorno all''ospizio, che si rivelò però poco adatto allo scopo.
Il giardino vero e proprio fu inaugurato solo nel 1897 su un terreno che l''Ordine Mauriziano aveva ottenuto in uso dal Comune di La Thuile e che è lo stesso su cui sorge l''attuale Chanousia.
Quell''angolo di paradiso terrestre, vero museo vivente di piante rare e dai colori vivaci, fu distrutto dalla seconda guerra mondiale: in breve tempo divenne meta di vandali e le costruzioni assunsero l''aspetto di veri ruderi.
La vegetazione spontanea allora prese il sopravvento sulle piante coltivate ed il giardino si trasformò in un frammento del pascolo circostante, con solo qualche fiore che, con difficoltà, spuntava in mezzo a tanto verde.
Ma chi era Chanoux ?Era nato nel 1828 a Champorcher, nel villaggio di Chardonney; a 17 anni, dopo i aver partecipato ad un pellegrinaggio ad Oropa, chiese di lasciare il mestiere di pastore per diventare un apostolo di Dio. A 27 anni usciva dal seminario di Aosta consacrato prete.
Fu inviato dapprima a Chatillon come vicario e successivamente a Valgrisenche, sempre come vicario della parrocchia. Non ebbe difficoltà a mettere rapidamente in luce le sue qualità, sia per il disimpegno delle mansioni sacerdotali sia per la profondità della sua vita di fede.
Nel 1859 la segreteria dell''Ordine Mauriziano di Torino chiedeva al vescovo di Aosta, monsignor Joseph Jans, il nominativo di un religioso che avesse avuto la vocazione di diventare rettore spirituale dell''ospizio del Piccolo San Bernardo, in quanto il reverendo Chamonin, allora rettore, non poteva dedicare alla sua carica il tempo necessario, anche perché era parroco ad Introd.
Pietro Chanoux fu il proposto, ed egli, dopo aver meditato lungamente, pur sentendo gravoso il compito che doveva assumere, accettò con entusiasmo. Iniziò il nuovo impegno al Colle il 10 agosto 1860, sperimentando quella vita solitaria, che gli faceva ricordare la sua cara Dondenaz, sopra Champorcher, dove aveva trascorso molte estati della sua giovinezza a fare il pastore, e che egli riempì con profonde meditazioni filosofiche e con lo studio dei suoi libri prediletti.
Nel 1866 l''Ordine Mauriziano, soddisfatto della scelta fatta, gli affidò totalmente la reggenza dell''ospizio e, a testimonianza del suo successo, nel mese di ottobre lo fece insignire della croce di cavaliere.
L''ospizio del Piccolo San Bernardo, situato a quota 2153 sulla dorsale del colle omonimo, fu ricostruito intorno al 1000 da San Bernardo da Mentone, nelle vicinanze di un altro che esisteva fin dal remoto Medioevo e che era di proprietà dell''Ordine dei Benedettini: il 19 agosto 1752, il papa Benedetto XIV passò la proprietà all''Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.
Durante la rivoluzione francese l''ospizio venne nuovamente distrutto e fu il re Carlo Alberto a farlo ricostruire, ingrandito. L''ospizio fu per Chanoux la fortezza della filantropia.
Nel passato l''assistenza ed il ristoro dei viaggiatori erano gratuiti, ma l''aumentare dei passaggi e la scarsità di fondi resero necessario richiedere ad ogni viaggiatore una tariffa, che peraltro corrispondeva alle sole spese vive.
L''abate Chanoux, che si sentiva l''erede ed il custode della gloriosa tradizione di carità risalente a San Bernardo, nei suoi numerosi Réglements de vie seppe tracciare con ammirevole precisione le norme che desiderava seguire per mantenersi sulla via del bene e raggiungere le vette del sapere e della virtù; nel contempo, riusciva ad accattivarsi la simpatia di tutti coloro che lo avvicinavano, grazie al fascino della sua personalità, alle sue doti comunicative, e anche alla praticità con cui sapeva amministrare i servizi che l''ospizio doveva garantire.
L''inverno lassù era lungo; il bollettino del CAI riporta che nel 1869 la neve giunse fino all''altezza del tetto dell''ospizio, e il suo peso contorse le rampe delle scale.
Nel 1870, con l''aiuto finanzialio dell''Ordine Mauriziano e del padre Denza, veniva costruito un piccolo ossenratorio meteorologico, che intraprese presto un proficuo scambio di informazioni con gli ossenratori viciniori. Nelle sue lunghe lontananze dagli uomini, Chanoux aveva imparato ancor più ad amare la fauna e la flora. In primavera, quando le marmotte si svegliavano e la neve era ancora alta, il buon vecchio accoueva a portare del fieno secco accanto alle tane, guadagnandosi in tal modo l''epiteto di ami des marmottes.
Ma veniamo a parlare del giardino alpino impiantato da Chanoux, la Chanousia.
Nella seconda metà dell''Ottocento si ebbero in Italia alcuni esperimenti di coltura delle piante alpine; nel 1868, spinto da di- versi naturalisti, l''abate Chanou:x cominciò a dedicarsi allo studio della possibilità di migliorare i pascoli del colle del Piccolo San Bernardo e dell''alta montagna in genere, con l''introduzione di nuove specie floreali.
Successivamente, nel 1882, egli elaborò il piano per un futuro giardino alpino, che cominciò a costruire, solo, senza mezzi e senza esperienza, nel 1886.
Verso il 1891 cominciarono ad avere successo i primi esperimenti di trapianto di alcune piantine. Due anni più tardi, Henry Correvon di Ginevra, l''apostolo dei giardini alpini e della protezione della flora, offriva il suo aiuto all''abate Chanoux, e da allora i progressi furono più rapidi.
Il 27 luglio 1897 veniva inaugurato solennemente il giardino alpino.
Da quel giorno si può dire che il cuore di Chanoux batteva soltanto per la Chanousia.
Ogni giorno di bel tenìpo era per lui un pellegrinaggio a quel santuario di flora alpina che si sviluppava lentamente. Successivamente vennero gli esperimenti agricoli, con i quali l''abate sperava di poter migliorare la situazione delle popolazioni montane. Ma proprio allora l''abate venne colpito da una cateratta agli occhi, che complicò una forte miopia risalente già al 1875 e purtroppo non curata; per vedere le sue piantine, Chanoux doveva ormai mettersi in ginocchio e puntare le lenti sulle sue gentili creature. A questo malanno si aggiunsero quelli propri dell''età che indebolirono a poco a poco la forte fibra dell''abate Chanoux, stroncandolo infine il 9 febbraio 1909. II 29 agosto dello stesso anno, per iniziativa dell''Ordine Mauriziano, del Club Alpino Italiano, di amici ed amministratori, veniva inaugurata una lapide posta sulla facciata dello storico ospizio, a ricordc dei 50 anni che l''abate Pietro Chanoux gli aveva dedicato quale rettore.
II 6 settembre 1964 aveva luogo al colle del Piccol San Bernardo l''inaugurazione di una statua dedicata all''abate.
Sul piedistallo, sopra la croce dell''Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, sta scritto:
"A l''abate Pierre Chanoux, 1828-1909, amico dei fiori, degli uomini e dell''aIpe... "
Ma è solo nel 1975 che si parla della possibilità di fa rinascere il giardino alpino Chanousia: il progetto lanciato dalla Société de la Flore Vald6taine, che inizia una campagna di stampa per sensibilizzare l''opinione pubblica ed apre una sottoscrizione internazionale per reperire i fondi necessari ad un prim avvio dei lavori.
I consensi non mancano: l''Amministrazione Regionale, oltre a garantire il suo pieno appoggio offre un contributo iniziale di 50 milioni, oltre ad altri fondi provenienti dall''Ordine Mauriziano e dalla Francia. La difficoltà maggiore è quella di ottenere la disponibilità di un terreno nei pressi dell''ospizio; è solo nel 1976 che il nuovo presidente dell''Ordine Mauriziano concede l''autorizzazione a disporre dello stesso terreno su cui era sorta l''originaria Chanousia.
Il 6 luglio di quell''anno vengono inaugurate ufficialmente le opere murarie che facevano parte originariamente del "giardino" e che sono state integralmente restaurate: può quindi iniziare il vero e proprio lavoro di ricostituzione del patrimonio floreale.
Già in quell''anno, e poi in quelli seguenti, giovani di ogni ceto sociale, provenienti dalle più svariate regioni italiane, si danno appuntamento al colle per mettere a disposizione volontariamente il loro tempo e il loro lavoro: si tratta di scoprire tra l''erba alta le piante più rare e pregiate da conservare, rendendosi conto se la posizione che occupano è quella idonea, altrimenti trapiantandole là dove potrebbero crescere meglio.
Secondo le annate, i tempi di lavoro sono di quaranta- cinque-sessanta giorni, fra luglio e settembre.
La pazienza è .ripagata dalle soddisfazioni.
Negli anni 1979 e 1980 le condizioni climatiche non permettono di continuare il lavoro nel giardino; ma nel 1981 la mancanza di neve, di cui tutto l''arco alpino risente come di un danno, permette di iniziare più presto il lavoro a favore delle piante alpine, danneggiate dal gelo.
Dal 1982 ad oggi, molti lavori si sono effettuati, se pur nel breve lasso di tempo che il clima permette di vivere al colle del Piccolo San Bernardo.
Seguendo la documentazione disponibile ci si è accorti che il giardino veniva innaffiato.
Pertanto, grazie ai finanziamenti della Regione Autonoma Valle d''Aosta, dell''Ordine Mauriziano, del Comune di La Thuile e del Comune di Sez, è stato installato un impianto di irrigazione a pioggia che consente di sopperire alle necessità vegetative delle piantine.
Altra opera importante è stata la ricostruzione del locale al piano terreno, adibito una volta a studio fotografico, che ora ospita un piccolo museo con documentazione fotografica del passato; al piano superiore è stato costruito un piccolo alloggio per i ricercatori che soggiornano presso il giardino.
Il "museo vivente" lentamente progredisce ed oggi è ricco di circa 1500 piante, provenienti da tutte le parti del mondo mediante scambio di semi e la raccolta delle piante stesse nel loro ambiente naturale.
Ma molti anni occorreranno per riportare la collezione all''antica ricchezza.
Molti anni di faticoso e paziente lavoro, prima che di nuovo sia a tutti disponibile la lezione di pace e di buona volontà dell''abate Chanoux e del suo successore, il professor Vaccari.
Cortesia Mont Blanc & Dintorni
testo di Efisio Noussan






